Il 17 settembre, in città ha aperto un museo dove i visitatori possono imparare dagli orrori del passato e pensare a un mondo dove i diritti umani saranno finalmente rispettati e dove si combatte contro il pregiudizio, l’odio e l’indifferenza.

Dallas è sempre stata una città di interventisti. Una città fatta di persone che agiscono e lottano per ciò che è giusto, dando la loro voce a chi non ne ha una. E proprio questo desiderio di azione ha ispirato il Museo sull’Olocausto e i diritti umani di Dallas. Il museo, che ha aperto lo scorso martedì 17 settembre, sarà l’unico nel suo genere a onorare sia i diritti umani che la memoria dell’Olocausto – una missione unica tra le istituzioni culturali del 21° secolo.

La mostra permanente include una varietà di installazioni diverse, tra cui una replica della Porta di Brandeburgo e dieci rappresentazioni artistiche dei moderni genocidi alti più di 5 metri. La mostra include anche l’opera Olocausto della Bullets Gallery composte da 500 proiettili che piovono dal cielo, che vogliono rappresentare gli assassinii, colpo per colpo, commessi in Europa prima della creazione dei campi di concentramento nazisti. I visitatori possono anche esplorare per filo e per segno la storia dei diritti civili americani attraverso alcuni stand informativi. Incluso nel museo vi è anche una sala proiezioni chiamata “Dimensions in Testimony”, dove attraverso delle immagini olografiche si può interagire in tempo reale con un’interpretazione digitale di un vero sopravvissuto all’olocausto. Ci sono anche delle classi, una libreria a temperatura controllata e gli archivi, un’area di riflessione e dedicata alla memoria e un negozio del museo.

In totale ci sono tre aree nella mostra permanente: una sull’Olocausto, una sui diritti umani e quella sulla storia dei diritti d’America.

L’idea di questo museo risale al 1977, quando per la prima volta aprì all’interno del minuscolo seminterrato del Centro per la Comunità Ebraica nel nord di Dallas. Poi si spostò su Record Street nel 1984, ma ancora non aveva lo spazio sufficiente per soddisfare i desideri e le ambizioni dei suoi ideatori. Finalmente, con i suoi oltre 5.000 metri quadrati di superficie, il museo da il giusto spazio alla storia ma anche al futuro. E la cosa più bella è che l’Olocausto viene considerato come un punto di partenza: non è stato l’unico genocidio e purtroppo non sarà l’unico nella storia. Infatti, la galleria dedicata ai dieci stadi del Genocidio nell’ala ai diritti umani cita anche quelli in Cambogia e in Ruanda.

È considerato molto più di un museo, è un messaggio per il mondo che assicura di non dimenticare più l’Olocausto e di insegnare le sue lezioni, soprattutto quelle sui diritti umani, alle generazioni future.

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